Assia Djebar, nata a Cherchell, in Algeria, il 30 giugno 1936, è tra gli scrittori magrebini più conosciuti al mondo.
Ha studiato oltre che nel suo paese anche in Francia (è stata la prima donna algerina ammessa all'Ecole Normale Supérieure). Sostenitrice dell'emancipazione femminile nel mondo islamico, dopo aver partecipato al Movimento di liberazione dell'Algeria, ha insegnato in vari paesi, e si è imposta come narratrice di lingua francese, raccontando i temi propri del suo mondo d'origine: scelta questa che le è costata un perenne rapporto di amore/conflitto con il suo paese.
Il suo primo libro, "La Soif", 1957, scritto in francese, come tutta la sua opera, le ha guadagnato l'accusa di antipatriottismo dopo l'indipendenza dell'Algeria; seguono "Les Impatients" (1958) e "Les enfants du noveau monde" (1962), tutte centrate sul tema della guerra, dell'indipendenza nazionale e del rapporto tra liberazione e vita patriarcale.
Il tema della ribellione femminile verso il patriarcato è stato esplorato soprattutto in "Les Alouettes Naìves" del 1967. All'impegno narrativo ha affiancato la poesia, la saggistica, la drammaturgia la scrittura e la regiadi opere documentaristiche e cinematografiche.
Il suo film La Nouba des femmes du Mont Chenoua è stato premiato alla Mostra del Cinema di Venezia (1979). Il suo ritorno alla narrativa data al 1980, con "Les femmes d'Alger dans leur appartement", "L'amour, la fantasia" (1985), "Ombre Sultane" (1987), "Loin de Mèdine" (1991) e "Vaste est la prison" (1995).
Ha ricevuto il Premio Neustadt per il contributo alla letteratura mondiale nel 1996; il Premio Yourcenar nel 1997 e, alla Fiera di Francoforte del 2000, il Friedenpreis des Deutschen Buchhandels (il prestigioso Premio per la pace). Dal 1997 è stata professore alla Louisiana State University e direttore del Centro di studi francesi e francofoni della stessa Università.
Attualmente insegna lingua e letteratura francese alla New York University.
In Italia si è affermata con "Donne d'Algeri nei loro appartamenti" (1988), "Lontano da Medina" (1991), "L'amore, la guerra" (1995) e "Bianco d'Algeria" (1996). Nel 1997 è uscito anche un libro-intervista, "Andare al cuore delle ferite" una lunga intervista di Renate Siebert ad Assia Djebar.
Nell'ottobre 2000 il suo dramma musicale "Figlie di Ismaele nel vento e nella tempesta" per la regia di Gigi Dall'Aglio ha inaugurato la stagione del Teatro di Roma (prima rappresentazione mondiale).
Nel 2004 viene edito in Italia "Queste voci che mi assediano" che sarà presentato al pubblico da Assia Djebar nell'ambito di "Dedica 2004".
Djebar, nelle sue novelle utlilizza come punto di partenza il quadro storico del suo popolo e le lotte per la indipendenza, per arrivare a focalizzare il ruolo, la partecipazione e la condizione femminile all'interno di una società repressiva e coercitiva. Assia Djebar è sicuramente una di queste figure, un'artista mossa - come lei stessa dice - "dall'urgenza della scrittura, l'urgenza della parola dinanzi al disastro". L'urgenza della denuncia, del recupero della memoria. La volontà di togliere il velo del silenzio alle donne islamiche.
Tutta la sua produzione artistica affronta temi come l'identità, la condizione femminile nell'Islam, il fanatismo religioso, il senso della scrittura e il ruolo dell'intellettuale nella società civile. Un impegno che proprio la condizione di donna rende più gravoso ma che, per contro, vede sempre più donne in prima linea come testimonia anche il recente premio Nobel assegnato alla iraniana Shirin Ebadi.
 

 

 
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